Cuba è sempre meno libre

L’arresto, avvenuto giovedì ma reso noto solo ieri, della blogger Yoani Sánchez (che in Italia firma una rubrica su Internazionale), del marito Reinaldo Escobar, anche lui giornalista, e di almeno altri sei attivisti del dissenso cubano, dovrebbe riportare bruscamente alla realtà tutti coloro che si cullano nell’illusione di un regime ormai attestato sulla bassa intensità in tema di repressione.
17 AGO 20
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L’arresto, avvenuto giovedì ma reso noto solo ieri, della blogger Yoani Sánchez (che in Italia firma una rubrica su Internazionale), del marito Reinaldo Escobar, anche lui giornalista, e di almeno altri sei attivisti del dissenso cubano, dovrebbe riportare bruscamente alla realtà tutti coloro che si cullano nell’illusione di un regime ormai attestato sulla bassa intensità in tema di repressione. Il motivo dell’arresto sarebbe legato all’intenzione della Sánchez e degli altri oppositori di assistere al processo allo spagnolo Angel Francisco Carromero Barrios, rappresentante del movimento giovanile del Partito popolare, detenuto a Bayamo, nella parte est di Cuba, con l’accusa di omicidio colposo. Mentre viaggiava in automobile con i dissidenti Oswaldo Payá e Harold Cepero, lo scorso 22 luglio, Carromero Barrios ha avuto un incidente in cui i due hanno perso la vita, ma la versione dei fatti per la quale lo spagnolo è stato incarcerato, e che gli fa rischiare sette anni di galera, è contestata sia dai familiari dei due morti sia dagli ambienti del dissenso.
Il blogger governativo Yoandri, funzionario della sicurezza di stato dell’Avana, sostiene che Yoani Sánchez, da lui definita “blogger filoamericana”, ha cercato di “danneggiare il processo contro Carromero, compiere una provocazione e fare uno show a beneficio della stampa”. Un altro giornalista filoregime, Yunior García Ginarte, la accusa di voler svolgere “funzioni di corrispondente illegale” (sic) del quotidiano spagnolo El País. Nulla è cambiato, insomma, da quando Reporter senza frontiere definiva Cuba “la principale prigione per giornalisti del mondo”, vera fabbrica di vessazioni ai danni degli internauti e dei giornalisti indipendenti cubani ma anche di quelli stranieri che pretendono di raccontare ciò che vedono o di dare voce alla dissidenza. Eppure, scommettiamo che anche stavolta i fan del castrismo troveranno le loro giustificazioni. Lo storico francese François Furet spiegava che il marxismo alla cubana “ha il fascino dei tropici anziché l’austerità delle interminabili pianure euroasiatiche”, e fa pensare al “paradiso latino del calore comunitario”. Sarebbe invece ora di associarlo, come merita, al buio della galera.